La comunicazione nella pubblica amministrazione: il quadro legislativo

La comunicazione nella pubblica amministrazione: il quadro legislativo

I ritardi presenti nella digitalizzazione delle PA derivano da una serie di fattori, tra cui il quadro normativo di riferimento, che andrebbe aggiornato.

Proviamo a fare un punto…

La prima legge che regolamenta la comunicazione istituzionale risale, infatti, agli anni 2000, ed è la 150/2000 e riguarda in generale la “disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni”.

Uno dei punti fondamentali di tale legge fu quello di differenziare le tre principali attività di comunicazione, assegnate a tre strutture fondamentali: il Portavoce, l’Ufficio Stampa e il già citato Ufficio Relazioni con il Pubblico:

  • Il portavoce rappresenta il soggetto o l’organo pubblico a cui è legato da un rapporto fiduciario, dal momento che lo stesso deve collaborare con la Pubblica Amministrazione per tenere i rapporti di carattere politico-istituzionale con gli organi d’informazione.
  • L’Ufficio Stampa è formato da personale iscritto all’Albo nazionale dei giornalisti e ha il compito di curare l’informazione verso i mezzi di comunicazione di massa e la comunicazione esterna ed interna all’Ufficio Relazioni con il Pubblico
  • L’Ufficio Relazioni con il Pubblico è l’ultimo tassello del processo comunicativo e si interfaccia direttamente con i cittadini, così da garantire loro l’esercizio dei diritti di informazione e accesso

Un’altra differenziazione importante fu quella tra informazione e comunicazione, la prima comprende tutti quegli aggiornamenti di interesse pubblico, ad esempio, la notifica degli orari di apertura al pubblico o del cambiamento di una normativa. Per comunicazione, invece si intendono tutti quei contenuti trasversali che hanno l’obiettivo di sostenere l’identità e l’immagine dell’istituzione.

Facciamo un esempio di informazione e comunicazione su uno stesso tema: la raccolta differenziata. Se l’ente comunica i giorni in cui si ritira la plastica sta facendo informazione; se invece diffonde brochure sull’importanza della raccolta differenziata, spiegando come funziona, in quel caso sta facendo comunicazione.

Quando la legge 150/2000 uscì, sembrò che la comunicazione istituzionale a tutti i livelli dovesse evolversi in maniera rapida. Purtroppo, le speranze sono state presto tradite, poiché il tema è diventato marginale nelle agende politiche. Al contrario, il vecchio modello organizzativo gerarchico degli enti pubblici si è rafforzato negli anni.

Così, abbiamo assistito a un processo di digitalizzazione quasi opposto: i cittadini usano sempre di più gli strumenti digitali; il quadro normativo e l’organizzazione delle PA, invece, sono rimasti gli stessi.

QUALCOSA STA CAMBIANDO?

La ministra per la Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone ha ricevuto un Documento di indirizzo per la riforma della legge 150.  Il punto di partenza è il recupero della fiducia del cittadino nello Stato. Il nuovo “patto” fra PA e cittadini-imprese non può fare a meno delle professionalità che si sono formate sull’ascolto, la semplificazione del linguaggio, l’interazione con gli utenti, il miglior uso delle tecnologie digitali.

La nuova legge dovrebbe essere, quindi, un luogo del riconoscimento professionale, rivolto verso l’esterno, dove giornalisti e comunicatori hanno competenze digitali. Il dialogo con il cittadino-utente non può più essere semplicemente unidirezionale, ma costantemente arricchito da almeno due nuovi elementi: il feedback dell’utente e il tempo reale. Questi due elementi conferiscono al servizio pubblico una qualificazione nuova: per fare bene bisogna fare anche presto, il servizio non è generico ma va calibrato su esigenze specifiche, la prestazione va resa tracciabile e verificabile.

Per ora è ancora una proposta, che speriamo diventi fattiva al più presto.

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